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| Fenico (tuber mesentericum) |
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| Mi hanno riferito che il fenico, soprattutto quando è un po' "avanti" nella maturazione o se lo si tiene per un po' in frigo senza congelarlo o conservarlo in altro modo, può essere usato per proprietà farmacologiche o (se non ho capito male!) cosmetiche.
Qualcuno sa dare qualche risposta a questo quesito oppure è fantasia di chi ha riferito questo?
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| Re: Fenico (tuber mesentericum) |
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Mai sentito nulla in merito, però avevo letto da qualche parte che qualcuno faceva impacchi agli occhi con i tartufi per le rughe, oppure dei bagni sali al tartufo. Non ho trovato riscontri scientifici in merito, ora è passato un po di tempo dalle mie ricerche quindi mi adopererò per vedere se c'è qualche fondamento in ciò! Non ho nemmeno mai provato anche perchè i tartufi preferisco mangiarli!  fare il bagno con sali al tartufo sognifica essere annusati tutto il giorno dai nosrtri cani!
Mau
Admin |
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| Re: Fenico (tuber mesentericum) |
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Ecco cosa ho trovato:
Curare il viso con un tartufo la tartufoterapia sembra funzionare
Brutto da vedere, superlativo da mangiare e, da questo autunno, eccellente anche da spalmare, massaggiare, far penetrare nella pelle. Debutta la tartufoterapia scoperta tutta italiana, studiata, provata, registrata da un gruppo genovese leader nel campo dei cosmetici gourmet (Ishi-Gruppo Dafla), che dopo aver lanciato e diffuso prodotti innovativi nella cioccoterapia e vinoterapia per la prima volta nella storia antica e illustre del tartufo (e dell'estetica) introduce il pregiato tuber magnatum pico come nuovo, efficace, rivoluzionario ingrediente cosmetico. L'altra metà del tubero, non da grattugiare soavemente su risotti e tagliolini, ma da applicare efficacemente su rughe e macchie della pelle grazie alle sue straordinarie proprietà schiarenti e distensive. A scoprirlo la Ishi dopo otto anni di studi esclusivi coordinati da Davide Antichi, padre della cioccoterapia e innovatore nelle linee terapeutiche al vino: «È stato un lavoro lungo e di equip supportato dalle università di Genova, Ferrara, Catania e Pavia, ma nel tempo abbiamo davvero raccolto i frutti migliori. Proprio come nelle annate storiche», spiega Antichi. Storica è infatti questa scoperta (con tanto di brevetto depositato) che rileva quanto il tartufo bianco, nero o estivo abbia eccellenti proprietà schiarenti (soprattutto nel bianco) capaci di rallentare il processo di colorazione della pelle. «Il tartufo possiede due potenti inibitori della tirosinasi, enzima che regola la produzione di melanina, il pigmento responsabile dell'abbronzatura» spiega il dottor Antichi, «Quindi anche delle macchie cutanee che altro non sono che accumuli di melanina. Nella nostra formulazione inoltre è stato
aggiunto un altro ingrediente, mai usato prima nei cosmetici, un prezioso estratto di funghi ovuli e di funghi porcini. eccezionali nell'azione depigmentante». Un reale ed evidente beneficio per macchie senili, quelle fotoindotte e anche quelle ormonali finora affrontate con prodotti tossici (tipo l'idrochinone) con conseguenze estetiche non sempre soddisfacenti. Ma non solo, il tartufo pare abbia anche un forte effetto lifting che non ha nulla da invidiare a botulino e acido iauonico attribuito a diversi aminoacidi stimolanti, distensivi, nutrienti. Le pelli mature (e in menopausa) possono gioire, per esempio, col siero a base di farina di ceci e grano saraceno al tartufo nero e asparago in olio d'oliva al finocchio selvatico, flacone gourmet complicato a dirsi, invece è un morbido composto semi-liquido dalla facile applicazione fai da te. Così come la maschera anti-aging a base di caviale di tartufo nero estivo, anice stellato, cardamono e coriandolo o il siero schiarente con trionfo di tartufo d'Alba, ovuli e po rcini in succo di limone che solo a descriverli mettono fame. Eppure costano molto meno di una cena al tartufo e durano molto di più di una serata. Una confezione di siero= Non costerà più di So euro. E appena annusata la truffletherapy sta già conquistando adepti nelle grandi Spa d'Oltreoceano. Cure a cui si aggiunge senza ulteriori costi il noto effetto afrodiasiaco che sua maestà il tartufo con quel profumo straordinario regala a uomi e donna stimolando l'ormone del benessere.
Continuo la ricerca... Mau
Admin |
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| Re: Fenico (tuber mesentericum) |
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Ecco altre informazioni.... Non si esclude per il futuro anche un uso del tartufo in medicina e in farmacologia, ma siamo ancora in alto mare.... Mau
Il progetto di sequenziamento del genoma del tartufo nero
In uno spirito di collaborazione europeo, la ricerca di base di qualità va incontro alle richieste del territorio per dare un significato funzionale al genoma dell’aromatico fungo micorrizico.
Il Dipartimento di Biologia Vegetale dell’Università di Torino gode di una posizione privilegiata: sulle rive del Po, immerso nel Parco del Valentino, a fianco dell’elegantissimo Castello del Valentino, si affaccia sull’Orto Botanico, che in questo periodo di rigoglìo primaverile offre una scenografia di accattivante bellezza.
Nell’Aula Magna del Dipartimento si è svolta la conferenza stampa per il lancio del progetto “Genome sequencing of the black truffle Tuber melanosporum”- Sequenziamento del genoma del tartufo nero Tuber melanosporum – portato avanti da un consorzio di ricerca europeo, che vede coinvolti l’Institute National de la Recherche Agronomique INRA di Nancy, l’Ateneo piemontese rappresentato dal Dipartimento di Biologia Vegetale - Istituto per la Protezione delle Piante (CNR) e l’Università di Parma, Dipartimento di Biochimica e Biologia molecolare.
Il progetto, che utilizza piattaforme metodologiche e tecniche di alto livello, associate a strumenti propri della bioinformatica e della biologia molecolare, ha un particolare riscontro in Piemonte, dove il tartufo è presente nelle sue diverse forme e costituisce un patrimonio economico rilevante. Il giornalista scientifico de La Stampa Piero Bianucci ha condotto l’incontro e si è soffermato, nelle sue domande ai ricercatori degli Istituti coinvolti, sugli aspetti tecnico scientifici dell’iniziativa, senza tralasciare gli indubbi risvolti pratici.
La professoressa Paola Bonfante del Dipartimento di Biologia Vegetale ha evidenziato come il lavoro svolto dal suo Istituto per l’interpretazione della mappa genetica del tartufo nero ha più obiettivi: individuare i geni che condizionano le molecole responsabili dell’aroma tipico; valutare su base genomica le risposte dei tartufi (le specie di tartufo già caratterizzate ad oggi sono 17) agli stress ambientali, ad esempio lo stress idrico, e ai cambiamenti climatici; adottare il tartufo nero come modello di riferimento della categoria dei funghi simbionti, per valutarne le potenzialità come accumulatori di carbonio nel terreno e biofertilizzatori. Il professor Francis Martin dell’INRA di Nancy, che si occupa dell’impegnativo compito del sequenziamento del genoma e della successiva analisi funzionale, ha sottolineato come la scelta del tipo di tartufo sia caduta su quello nero perché in Francia è senz’altro il più diffuso e per questo si presta a studi sul rapporto tra genoma - variabilità ambientale, dai quali potranno poi scaturire successive ricerche ed approfondimenti su altri tipi di tartufo, ad esempio quello bianco, ed ambienti differenziati. Il professor Simone Ottonello dell’Università di Parma ha infine evidenziato il ruolo dei funghi nella produzione di metaboliti utilizzati comunemente nella medicina umana, come le penicilline e molti antibiotici, da cui la sua partecipazione al progetto di sequenziamento, in un’ottica di ulteriore potenziale utilizzo del tartufo nell' ambito medico e farmaceutico, parallelamente a quello ambientale ed economico. Admin |
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