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Nuovo messaggio 20/09/2009 12.42
L'Utente non è in linea telio
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BASTA! 
Modificato Da 1405228@aruba.it  in 05/10/2009 22.25.26)
Basta! Con le chiusure di porzioni di fondovalle da parte di associazioni e di privati per la raccolta riservata del tartufo bianco. In provincia di siena non si sà più dove andare, io capisco l'interesse economico del prodotto, ma non mi sembra giusto che vengano chiusi porzioni di torrenti o di fossi anche se sono confinanti con terreni privati, dato che il privato non cura la manutezione del torrente ripulendolo da rami abbattuti, e da vegetazione non naturale (frigoriferi, stufe, gomme, etc. etc.) dopo fanno da tappo e alle prime pioggie arriva il così detto tappo, che a sua volta crea danni. I torrenti, fossi, fiumi SONO DI TUTTI, tutti noi paghiamo le tasse, e quasi tutti noi paghiami la tassa sulla raccolta del tartufo, perchè ci devono costringere a smettere di pagare il tesserino,dato che è tutto chiuso? Se uno vuole chiudere, si compra un campo, ( ce ne sono moltissimi lasciati andare) se lo chiude e ci fà ciò che vuole, ma non ci si può appropiare di ciò che è di tutti. RIBELLIAMOCI IN MASSA, scri......... a comuni, provincie, regioni e anche al ministro (io ho già incominciato), tanto vogliono tutti fare cassa.
 
Nuovo messaggio 30/09/2009 22.18
L'Utente non è in linea frank
123 messaggio
10th Level Poster


Re: BASTA! 
Modificato Da 1405228@aruba.it  in 05/10/2009 22.26.29)
Ciao telio, per quanto ne sappia io non si possono recintare o delimitare in nessun modo gli argini dei corsi d'acqua!!! queste fasce di terreno sono proprietà escusivamente del demanio, quindi la chiusura è illegittima!! devi solo segnalare al corpo forestale dello stato l'accaduto. Diversa situazione per i fossi, se si trovano all' interno della proprietà possono essere recitanti. Naturalmente anche per recintare i terreni accorrono le dovute autorizzazioni, rilasciate dal comune di residenza del sito, il quale dopo presentazione del progetto da parte di un tecnico valuta se vi sono i presupposti per autorizzare o no l'opera.Io da tartufaio concordo pienamente con il tuo disappunto!! purtroppo l'ente che gestisce i soldi dei tesserini per la ricerca del tartufo pensa solo a fare cassa!!! e fino ad oggi solo in poche regioni i soldi vengono veramente investiti per la tutela e la valorizzazione dell' ambiente tartufigeno!! ben venga a mio avviso ogni azione di protesta per questa situazione vergognosa!!!
Moderatore Frank
 
Nuovo messaggio 05/10/2009 23.34
L'Utente non è in linea 1405228@aruba.it
141 messaggio
10th Level Poster


Re: BASTA! 
Modificato Da 1405228@aruba.it  in 05/10/2009 23.11.37)

Ciao Frank e Telio, mi sento di intervenire.

Di fatto la toscana è una delle regioni in cui molti si affittano ( pagando una cifra più o meno irrisoria) dai proprietari terrerieri, di solito contadini, i fossi e fossetti.

Fatto ciò chiedono e ottengono l'autorizzazione per riservarsi il diritto di raccolta dei tartufi.

L'autorizzazione avviene dopo un sopralluogo ove  si verifica la sussistenza  delle condizioni previste, tra cui anche la messa a dimora di un congruo numero di piantine micorrizate. ( spesso comprate da un vivaio  "consigliato") 

Ottenuta l'autorizzazione gli affittuari o conduttori del fondo appongono cartelli di "raccolta tartufi riservata".

Dico ciò perchè quello che ha indicato Telio purtroppo è vero, le zone libere per andare a tartufi in Toscana in questi ultimi anni si   sono estremamente ridotte .

Il problema è molto delicato, da una parte c'è da tutelare il diritto di proprietà dei terreni, dall'altra il diritto di raccolta dei tartufi  per tutti gli abilitati , non per ultima  la salvaguardia delle specie tartufigene  nonchè la miglioria degli ambienti tartufigeni.

Purtroppo spesso le decisioni  per il rilascio dei titoli autorizzativi, i comportamenti di tartufai, di conduttori di fondi e di alcuni addetti ai controlli,  sono così soggettivi, per non dire spesso anche di parte o per ignoranza in materia , che vanno ad incidere fortemente sul bene principale da tutelare,  che non  è di sicuro la proprietà privata o la raccolta del tartufo, ma il tartufo come bene raro di questa nostra Italia.

Io sarò drastico con i miei pensieri ma  se fosse per me, ammetterei il diritto di riservarsi la raccolta,  solo in impianti ex novo di tartuficoltura,  gli impianti controllati ( quelli migliorati con la messa a dimora di painte tartufigene) dovrebbero essere effettuati da enti e Uffici statali e anche associazioni  e non da privati, ma  in quest' ultime la ricerca dovrebbe essere libera per tutti.

Di fatto il tartufo è un prodotto dello Stato e quindi di tutti coloro che, autorizzati dallo stesso, intendono ricercarlo.

Riservarsi il diritto di raccolta, a mio parere, ne  dovrebbe avere pieno titolo solo colui che è riuscito, nel suo terreno, di proprietà o condotto, con spese, sudore e risorse fisiche, ad ottenenre una  produzione di tartufi,  quindi come conseguenza di messa a dimora di piante da tartufi e non per una produzione a vocazione  naturale.

In  Piemonte ad esempio i proprietari o i conduttori dei fondi recintano a rete i fossi naturalmente produttivi di pico, al fine di riservarsi il diritto di raccolta dei tartufi, logicamente in contrasto con i diritti dei tartufai locali, liberi ricercatori che, spesso, si rivolgono invano alle autorità preposte, alcuni tartufai addirittura passano a vie di fatto, come ad esempio gettare l'UREA nelle tartufaie per uccidere le micorrize.

In pratica una guerra per rivenidcare i propri diritti, ma alla fine è sempre la specie tuber che ci rimette.

Da qualche anno in Piemonte si è giunti ad un tacito compromesso, l'aquirente di un fosso o zona produttiva ne recinta solo la metà per lasciare la  restante ai tartufai, ciò limita rivendicazioni nei confronti delle tartufaie chiuse e dei cani ( spesso vengono gettate esche avvelenate all'interno della zona recintata).

Ho visto con i miei occhi che queste zone recintate a rete, precludendo l'accesso anche agli animali selvatici, non hanno più la produzione di un tempo, senza contare poi che questi  oltre a rendere un ambiente meno asfissiante fungono da veicoli delle spore per la riproduzione della specie.

Quindi la chiusura a rete danneggia la specie per mancata diffusione delle spore.

Ho visto coni miei occhi fossi e fossetti, sempre in Piemonte, recintati e puliti come se fossero dei giardini di ville, mancava solo il prato inglese.

L'asportazione di piante arbustive e comari, il cambiamento dell'habitat ha inciso negativamente al ciclo biologico del tartufo e la raccolta negli anni in queste zone è andata via via sparendo.

Purtroppo ci sono leggi contrastanti, ognuna tutela dei diritti ed è normale che ognuno cerca di tirare l'acqua al suo mulino.....

Finchè non cambiano le cose,  chi ci rimettera la specie tuber e i cani da tartufo.

 Per cambiare le cose bisogna cambiare le leggi.

Per cambiare le leggi ci  vuole l'unità, cosa rara da ottenenere in questo settore, spesso omertoso e veniale.

A mio parere dovrebbe essere lo Stato a decidere se tutelare fortemente un bene comune che richiama turismo culturale e gastronomico o il bene privato, con l'esclusivo interesse del singolo, proprietario o conduttore del fondo.

Purtroppo chi decide .....spesso non sa nemmeno distinguere un tuber da un tubero, molti pensano solo a mangiarlo ma poco sanno che dietro ad ogni tartufo c'è la storia di tartufaio, di un cane e di un albero.

 

Mau


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Nei vari campi istituiti devono essere equamente ripartiti il numero di concorrenti?



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